Italia all’Eurovision Song Contest: le altre partecipazioni

Le altre partecipazioni dell’Italia all’Eurovision Song Contest..

Lugano 1956 – Franca Raimondi , “Aprite le finestre” e Tonina Torrielli “Amami se vuoi” – E’ l’unica edizione, la prima del concorso, in cui sono ammessi due brani per ogni paese. Le due canzoni sono rispettivamente prima e seconda al Festival di Sanremo. Non vengono resi noti i piazzamenti delle posizioni al di sotto della prima. Da fonti non ufficiali si sa comunque che non sono arrivate sopra il quarto posto.

Francoforte sul Meno 1957 – Nunzio Gallo, “Corde della mia chitarra” 6° POSTO – Cantante ed attore napoletano, popolarissimo in Italia lungo il decennio ’50-60, arriva all’Eurofestival sull’onda della vittoria al Festival di Sanremo del 1957, proprio con il brano che porterà sul palco di Francoforte sul Meno (a Sanremo vincerà insieme a Claudio Villa, che eseguir l’altra versione del brano). La sua canzone, che dura 5’30’’ è la più lunga mai eseguita nella rassegna, record che nessuno potrà più battere, visto che le canzoni ora possono durare al massimo 3 minuti. Suo anche l’applauso più lungo, 25 secondi.

Cannes 1959 – Domenico Modugno, “Piove (Ciao Ciao Bambina)”, 6° POSTO – Domenico Modugno è l’artista più atteso in gara. Il successo planetario che gli aveva dato l’anno prima “Nel blu dipinto di blu”, lo aveva reso un beniamino anche del pubblico europeo. Aveva  appena vinto ancora Sanremo con “Piove (Ciao ciao bambina)” in coppia con Jonnhy Dorelli e con la stessa canzone si presenta a Cannes. Tanto basta, al pubblico ed alla critica, per accreditarlo come vincitore annunciato. Arriva solo sesto, ma è l’ennesimo trionfo internazionale. A Cannes il brano lo cantano tutti già prima della esecuzione ufficiale ed a livello di vendite, è un trionfo. planetario. Oltre al primo posto in Italia con singolo ed album, Modugno entra ai primi posti delle classifiche di dieci paesi nel mondo.

Londra 1960 – Renato Rascel, “Romantica 8°  POSTO – Dopo aver vinto Sanremo in doppia esecuzione con Tony Dallara, Rascel porta la sua “Romantica” alla conquista dell’Europa e lo fa dando sfoggio a tutte le sue doti di artista consumato, di attore oltrechè cantante. L’emozione però lo frega e l’esecuzione non è impeccabile. Il brano già prima dell’Eurofestival è in classifica nel Regno Unito e scala ulteriormente posizioni dopo la sua presentazione a Londra. La cover che ne fa Dalida spopola in Francia.

Cannes 1961 – Betty Curtis, “Al di là” 5° POSTO – Roberta Corti, in arte Betty Curtis è una ex jazz woman, dotata di una voce potente. Arriva all’Eurofestival nel 1961 dopo il successo nel Sanremo dello stesso anno con il brano “Al di là” (cantato in doppia esecuzione con Luciano Tajoli). “Al di là” fa il giro del mondo. La versione di Betty Curtis è undicesima in Italia terza la versione di Tajoli Ma la canzone spopola oltre confine grazie a diverse cover di successo entrando in ai vertici classifica in mezzo mondo.

Napoli 1965 – Bobby Solo, “Se piangi, se ridi”, 5° POSTO – Fresco vincitore di Sanremo in doppia esecuzione con The New Christy Minstrels, a 19 anni Bobby Solo è il cantante emergente italiano. Particolarmente atteso ma giunto a Napoli solo a ridosso del Festival, attracca in quinta posizione, conquistando il primo posto in Italia ma non sfondando all’estero.

Lussemburgo 1966 – Domenico Modugno, “Dio, come ti amo”, 17.POSTO – E’l’unico “zero punti” della storia euro festivaliera italiana ed anche l’unica volta che l’Italia chiude all’ultimo posto. Modugno arriva convinto di vincere, ma senza l’appoggio di pubblico e critica, che avrebbero voluto colei che aveva vinto due anni prima e che con lui aveva trionfato a Sanremo, vale a dire Gigliola Cinquetti. Modugno litiga con l’orchestra in diretta radiofonica durante le prove e le giurie lo puniscono. Il brano è comunque un successo. Già prima del Festival aveva fatto vendere 300 mila dischi in Italia, centomila in Francia, altrettanti in Spagna:  esce anche in Sudamerica, incrementando le vendite in tutta Europa.

Vienna 1967 – Claudio Villa, “Non andare più lontano” 11° POSTO – Villa è costretto a cambiare il brano con cui aveva vinto Sanremo (“Non pensare a me”, con Iva Zanicchi) e sceglie questo. Scelta sbagliata. Il brano non sfonda, nemmeno in Italia.

Londra 1968 – Sergio Endrigo, “Marianne” 10° POSTO – Sergio Endrigo è indubbiamente uno dei padri nobili della musica italiana ed in quegli anni vive il suo periodo d’oro. Il cantautore istriano incassa il premio aggiuntivo alla vittoria al Festival di Sanremo del 1968 (con il brano “Canzone per te”, insieme al brasiliano Roberto Carlos)  andando a rappresentare l’Italia alla Royal Albert Hall di Londra. Resta nel mucchio, forse immeritatamente.

Madrid 1969 – Iva Zanicchi, “Due grosse lacrime bianche”, 13° POSTO – L’Aquila di Ligonchio ha appena vinto Sanremo in doppia esecuzione con Bobby Solo con il brano “Zingara”, ma decide di portare in concorso un altro pezzo, “Due grosse lacrime bianche”. Gli esiti sono modestissimi.

Amsterdam 1970 – Gianni Morandi, “Occhi di ragazza” , 8° POSTO – Gianni Morandi, che aveva vinto Canzonissima  con “Occhi di ragazza”, che porta fra gli autori anche Lucio Dalla. Il cantante di Monghidoro crede nella manifestazione, ma si fa prendere un po’ dall’emozione. Chiude ottavo, ma è un flop, perché le canzoni in gara quell’anno sono appena 12, il minimo storico.

Dublino 1971 – Massimo Ranieri, “L’amore è un attimo”,  5° POSTO – Massimo Ranieri è l’artista sulla cresta dell’onda del momento. La sua canzone “Vent’anni” ha appena trionfato a Canzonissima e così tocca a lui rappresentare l’Italia sul palco continentale. A Napoli c’è grande aspettativa per una sua vittoria, lui ci crede molto meno. L’esibizione è comunque ricca di pathos e Ranieri chiude ottimo quinto. La canzone esce comunque anche in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

Edimburgo 1972 – Nicola Di Bari, “I giorni dell’arcobaleno” 6° POSTO – Fra il 1971 ed il 1972 Nicola Di Bari è un vero asso pigliatutto. Vince Sanremo (due volte) e Canzonissima e dunque arriva ad Edimburgo con l’etichetta di numero uno italiano. Arriva sesto. Il testo della sua canzone è diverso da quello sanremese, dove alcune parti erano state censurate e cambiate.

Lussemburgo 1973 – Massimo Ranieri, “Chi sarà con te”, 13° POSTO – Massimo Ranieri bissa la partecipazione all’Eurofestival sull’onda del trionfo a Canzonissima con “Erba di casa mia”, ma il brano scelto non fa presa e così chiude solo tredicesimo.

L’Aia 1976 – Al Bano e Romina Power, “We’ll live it again/ Noi lo rivivremo”, 7° POSTO – Canzonissima ha chiuso i battenti e così stavolta è il Disco per l’estate ad essere scelto come manifestazione dalla quale sarebbe uscito il brano per l’Eurofestival. Solo che l’estate 1975 aveva premiato, caso unico, un brano solo strumentale (situazione non valida per la rassegna continentale) e così vanno Al Bano e Romina, secondi. Scelgono un pezzo bilingue, il primo della storia delle partecipazioni italiane. A metà esibizione Al Bano dimentica alcuni versi del brano: se la cava col mestiere (il video dell’esibizione e della ‘papera’ lo potete vedere cliccando QUI). Buoni settimi, il brano ha discreto successo all’estero.

Londra 1977 – Mia Martini, “Libera”, 13° POSTO – La sua designazione è una scelta interna della Rai, la prima della storia. Il tredicesimo posto non le rende giustizia: ciò e testimoniato dal fatto che il singolo viene inciso in varie lingue e diffuso in vari paesi del mondo, su tutti Spagna, Canada, Inghilterra, Giappone, riscuotendo ovunque un ottimo successo.

Parigi 1978 – Ricchi e Poveri, “Questo amore”, 12° POSTO – Nonostante la vittoria alla rassegna sanremese dei Matia Bazar, la scelta interna della Rai ricade sui Ricchi e Poveri (allora ancora quartetto), che incidono per casa discografica Fonit Cetra, di proprietà dell’Iri, lo stesso ente pubblico che possiede la Rai. Sono la prima band a rappresentare il nostro paese. Il pezzo non è esattamente il migliore della loro carriera e non sfonda.

Gerusalemme 1979 – Matia Bazar, “Raggio di luna”, 15° POSTO – Il quintetto genovese, designato internamente dalla Rai e  ancora nella formazione originaria, è il primo rappresentante italiano che potendo scegliere, decide di non avvalersi dell’orchestra ma di cantare su una base musicale preincisa. Il pezzo però è debole.

L’Aia 1980 – Alan Sorrenti, “Non so che darei”, 6° POSTO – Alan Sorrenti è senz’altro uno degli artisti più internazionali che l’Italia abbia avuto negli anni’70 ed ’80, un po’ per le sue origini americane, un po’ per le sue sonorità molto avanti rispetto alla media dei prodotti italiani di quegli anni. Ha appena vinto il Festivalbar con “Tu sei l’unica donna per me”, esportata anche negli Stati Uniti ed è un campione di vendite. Il sesto posto di “Non so che darei” fa conoscere l’artista ed il brano anche in Europa. L’occasione dell’Eurofestival è anche il debutto della sua nuova casa discografica, la Cbo. L’album esce in italiano ed in inglese per il mercato internazionale, ed è un successo.

Monaco di Baviera 1983 – Riccardo Fogli, “Per Lucia”, 11° POSTO – Fogli, vincitore del Sanremo 1982, è una scelta perfetta per il ritorno dopo tre anni di assenza, perché incarna perfettamente la melodia italiana che piace in Europa. La ballata è piacevole, ma arriva soltanto undicesima.

Lussemburgo 1984 – Alice e Franco Battiato, “I treni di Tozeur”, 5° POSTO – Il pezzo,  che nella versione europea contiene alcuni versi in tedesco, è riconosciuto dagli eurofans del Continente come il migliore che abbia mai portato l’Italia ed è ancora oggi apprezzatissimo. Nonostante quel che si possa pensare, è Battiato il motore dell’operazione e coinvolge Alice, che da qualche anno collabora con lui e che tre anni prima, con un suo pezzo, aveva vinto Sanremo. Arrivano soltanto quinti, ma il pezzo resta scolpito negli annali della rassegna. E ne uscirà persino una cover in lingua finlandese. Il brano vende benissimo anche da noi, raggiungendo il terzo posto. In Europa è un successo assoluto, entrando in classifica in decine di paesi. Persino la Svezia, che aveva assegnato zero punti al pezzo, vede entrare il brano nella top 20.

Goteborg 1985 – Al Bano e Romina Power, “Magic oh Magic”, 7° POSTO – Dopo la prima apparizione nel 1976, fanno il loro ritorno sulla scena euro festivaliera Al Bano e Romina Power. E lo fanno in un momento in cui la loro popolarità in Italia è al massimo: secondi a Sanremo nel 1981 con “Felicità”, avevano vinto l’anno prima con “Ci sarà”. Chiudono ancora settimi, ma il brano va di nuovo bene all’estero.

Dublino 1988, Luca Barbarossa, “Ti scrivo (Vivo)”, 12° POSTO – La Rai designa inizialmente Massimo Ranieri, fresco vincitore del Festival di Sanremo, ma il cantante napoletano rinuncia e così la scelta ricade sul cantautore romano, terzo classificato. Il pezzo, che è il lato B del 45 giri sanremese “L’amore rubato”, una bella ballata pop che Barbarossa interpreta con grinta e vigore. Il pezzo però non sembra prendere le giurie e si ferma solo al  tredicesimo posto.

Losanna 1989, Anna Oxa e Fausto Leali, “Avrei voluto”, 9° POSTO – L’Italia si iscrive sul filo di lana e spedisce il duo fresco di vittoria a Sanremo, con l’ideale seguito del pezzo sanremese “Ti lascerò”, scritto anche questo dal trio Fasano-Ciani-Berlincioni. Il pezzo chiude nono, senza infamia e senza lode.

Roma 1991, Peppino Di Capri, “Come è ddoce o mare”, 7° POSTO – La delegazione italiana fa una scelta singolare. Il Sanremo di Aragozzini aveva premiato Riccardo Cocciante seguito da Renato Zero e Marco Masini. Nomi altisonanti, ritenuti evidentemente troppo “rischiosi” per una manifestazione che si stava organizzando controvoglia. Così la scelta ricade, con una designazione autonoma, su Peppino Di Capri. La partecipazione all’Eurofestival suona un po’ come un premio alla carriera per l’artista napoletano. La scelta di un pezzo in dialetto è dettata invece dalla volontà del duo autoriale Artegiani-Marrocchi di promuovere ancora di più la musica partenopea all’estero, dove è già popolarissima. L’imperativo chiaro che circola lontano dal palco è comunque “non vincere” e anche l’orchestra, diretta dall’italiano Bruno Canfora,  non aiuta Di Capri. Che comunque chiude ottimo settimo.

Malmoe 1992, Mia Martini, “Rapsodia”, 4° POSTO – L’Italia è sempre più svogliata. L’Eurofestival non piace ai vertici della Rai, che lo considerano una manifestazione inutile e dispendiosa. Tuttavia, la Rai continua a mandare rappresentanti e quella del 1992 è davvero uno dei simboli della nostra musica. Mia Martini era reduce dal secondo posto a Sanremo con “Gli uomini non cambiano”: beffata in extremis da Luca Barbarossa, quando il cantante romano rifiuta la partecipazione alla rassegna, la cantante calabrese accetta. Ed è accolta con curiosità dagli svedesi: a quel tempo la sorella Loredana Bertè è infatti moglie del campione di tennis Bjorn Borg. L’interpretazione è di grande classe (“la sua voce ricorda quella di Edith Piaf”, raccontano i commentatori stranieri): arriva quarta, risultato insperato. La delegazione italiana è composta di sole due persone. Compresa l’artista.

Millstreet 1993, Enrico Ruggeri, “Sole d’Europa”, 12° POSTO – Enrico Ruggeri aveva appena vinto il festival di Sanremo con il rock “Mistero” ed accetta di buon grado l’avventura all’Eurofestival. E per l’occasione compone un brano “in tema”, dal titolo “sole d’Europa”: è un buon pezzo, ma l’artista è sfortunatamente sorteggiato ad esibirsi per primo ed al momento delle votazioni non trova grande appeal, finendo dodicesimo. I malumori italiani per il solo fatto di esserci proseguono.

Dublino 1997, Jalisse, “Fiumi di parole”, 4° POSTO – Vincitori a sorpresa di Sanremo e freschi di campagna denigratoria sotto vari fronti, i Jalisse chiedono ed ottengono di partecipare all’Eurofestival, ma quella che arriva a Dublino è una delegazione con nessuna voglia di far bene. L’evento, come nel 1993, è dai noi trasmesso in differita a ridosso di mezzanotte con nessuna promozione televisiva. Tuttavia il loro pezzo “Fiumi di parole” piace all’Europa tanto che i bookmakers li danno per primi o secondi. E la Rai, come raccontano vari libri,  spaventata dalla possibilità di un successo e dal rischio di doversi accollare di nuovo l’organizzazione della rassegna mette in atto un clamoroso boicottaggio cercando di “indirizzare” verso altri paesi i voti che sarebbero stati dati all’Italia. Arrivano quarti, non senza polemiche. Il pezzo andrà benissimo in tutto il Continente e ancora oggi è fra i più apprezzati in Europa.

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